Negli anni ‘50 del 900, in Pianbè (Pianbello, la vecchia cascina di famiglia).
Stefano Cirio classe 1893 e Penna Prassede, vivono in una modestissima casa con solai in legno, poche camere e circa 3 ettari di terreno. Queste le proprietà.
Il valore aggiunto è composto da 4 figli maschi: Candido (nato nel 1921), Fiorenzo (nel 1927), Martino (nel1929) e Vincenzo (nel 1933).
I 4 “giovanotti” crescendo, cercano di farsi strada, come i lupacchiotti escono dalla tana per andare a cercare avventure ma specialmente cibo, si danno da fare e tra quest’ultimi l’unico che rimane a Pianbè è Fiorenzo.
Sebbene quest’ultimo fosse stato invitato più volte da Vittorio Gancia a lavorare nella fiorente e promettente casa vinicola: “Gancia” di Canelli, nella quale vennero impiegati gli altri tre fratelli.
Una frase tipo, ripetuta più volte dal Signor Gancia verso Fiorenzo era: “ Vieni anche tu alla Gancia coi tuoi fratelli, cosa fai con questi “Baracconi”? “
Per “Baracconi” intendeva le macchine per trebbiare il grano, usate da Fiorenzo nel periodo di trebbiatura estiva nelle aie e cortili dei contadini, lavoro svolto per più di vent’anni.
La risposta di Fiorenzo era sempre: “ No, io voglio essere libero. Non voglio timbrare il cartellino!
Al mattino due, tre ore, o anche quattro vado a caccia!”
Il signor Vittorio era spesso invitato ai pranzi di caccia alla domenica, in Pianbè, con piatto principe, le tagliatelle preparate da Marcella, che nel 1959 ha sposato Fiorenzo.

E da qui parte l’avventura di Fiorenzo e Marcella: in Pianbè!
Pianbè, vicino al Rio dei Lupi. Uno dei motivi per cui la cantina “Pianbello” ha il lupo sulla propria etichetta.

Il lavoro molto pesante dal mattino prestissimo, poche vigne, poca terra, alcuni seminativi, la stalla con 6/8 capi, la mucca per il latte. Latte per produrre le robiole e il latte per la colazione. Eh sì, colazione, perché contemporaneamente, dal ’60 al ’68 arrivano Stefano, Pietro, Mario e Paola.
Nel periodo della trebbiatura, circa due mesi Luglio/Agosto, Marcella provvede con la macchina in spalla a dare lo zolfo, e molte volte si porta con lei, in vigna, i piccoli con la carriola in mano.
Stefano, Pietro e Mario diventati grandi intraprendono l’attività del papà, mentre Paola decide di dedicarsi al campo della ristorazione.
Nel contempo, Stefano perde la vita in un incidente sul lavoro.
Un po’ per volta però, nonostante l’accaduto, l’azienda si ingrandisce, si sposta in una cascina poco distante dalla casa natale. Fa investimenti, acquista terreni, cascine, mezzi agricoli. Inoltre, acquista altro bestiame, altre mucche e vitelli, fino ad arrivare ad avere circa 100 capi.
A mano a mano, però, con l’arrivo della malattia della “Mucca Pazza” è costretta a vendere o sopprimere quest’ultimi.

A seguito di questo evento, l’azienda vuole concentrarsi non più sul bestiame, sulla coltivazione del fieno, delle nocciole, del grano ma principalmente sulla produzione di uva, sulle vigne.
Inizialmente qualche ettaro, fino ad oggi, con ben 31 ettari, di cui in maggioranza a Moscato perché zona particolarmente vocata a questo vitigno e a seguire Chardonnay, Pinot Nero, Dolcetto, Cortese.
Nell’espansione ed ampliamento dell’azienda, la stalla è stata dismessa e fatta sostituzione con una cantina nuova in aggiunta a quella già esistente, con attrezzature moderne, zona deposito mezzi, vasche termocondizionate con maggiore capienza, zona adibita a ritiro dell’uva sia bianca che rossa e un locale per degustazioni e accoglienza clienti.

A subentrare, nel frattempo, in azienda, sono stati i figli di Mario, Andrea e Lorenzo, il primo, addetto ai lavori in vigna e il secondo, ai lavori in cantina; e Martina, figlia di Pietro, che si dedica all’ufficio, all’accoglienza dei clienti, a tutta la parte commerciale.

Ritornando al discorso vigne e vino, l’azienda ha seguito il cammino del cambiamento ed evoluzione introducendo e proponendo prodotti nuovi, legati al territorio, come il “Loazzolo” passito dato da uve Moscato dal 2001 e poi dal 2008 con la produzione dell’Alta Langa Brut Met. Classico, composto da Pinot
Nero e Chardonnay.
Inoltre, continua ad avere in affitto vigne nella zona di Nizza Monf.to e dintorni per la produzione di Barbera d’Asti.

Non dimentichiamo che i fratelli Cirio insieme al proprio enologo Gianluca Scaglione, hanno deciso di acquistare una nuova cantina in Canelli, a pochi kilometri da Loazzolo ed investire su questa, collaborando e unificando le due aziende sotto un unico Brand, “Pianbello”.
L’unione ha portato a una maggiore ricchezza non solo come quantità di vini prodotti ma anche come
qualità.
Cerca di allargare gli orizzonti di vendita e puntare sul mercato estero ricordandosi comunque sempre della terra d’origine, il lavoro svolto e i sacrifici fatti.

Piccola nota, il logo, come già detto precedentemente, fa riferimento al Rio dei Lupi, ma non solo.
Loazzolo (il nostro paese) è detto in latino “Lupatiolum”, cioè luogo dove scorrazzano i lupi.
Le due indicazioni hanno portato a creare un brand col lupo che ulula alla luna.

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